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CHI SONO

Arriviamo sempre dove siamo attesi.

Dal libro del viaggiatore, Josè Saramago

Sono Graziella Nugnes mi sono laureata in Sociologia a Trento, ho una specializzazione come formatrice  di tipo psico sociologico (APS Milano), e una in counseling somatorelazionale (IPSO, Milano).

Ho maturato – sul campo e in attività di ricerca – una considerevole conoscenza della dimensione psicologica, relazionale e organizzativa.

Mi appassiona comprendere le specificità del maschile e del femminile e come esse si coniugano in ogni persona.

La mia vita professionale è caratterizzata dalla formazione continua, che scelgo in base alle esigenze di apprendimento che via emergono. Ho incontri costanti di supervisione con la dott.ssa Franca Paglino – psicoterapeuta a indirizzo corporeo e direttrice della scuola IPSO – a tutela della qualità del lavoro svolto. Sono iscritta ad Assocounseling – A1146 – e faccio parte di AssOrganizzazione Milano.

Sono nata a Brescia, dove vivo e svolgo parte del mio lavoro.

Complessivamente ho maturato una vasta esperienza nell’area dell’educazione dei giovani e degli adulti, delle modalità di apprendimento, della valorizzazione delle persone e sviluppo delle organizzazioni.

Sono approdata al counseling organizzativo dopo una lunga esperienza nell’area delle politiche attive del lavoro presso Agenzie pubbliche e private specializzate in questo ambito, e ho strutturato un modello di orientamento –jobclub – divenuto noto nel panorama nazionale e illustrato nel libro “Trovare lavoro non è solo questione di fortuna” edito dalla Franco Angeli. Mi sono impegnata nell’ambito della facilitazione aziendale come formatrice, supervisore e consulente in Enti ed imprese profit e non profit sui temi organizzativi e relativi al personale.

La mia esperienza si è connotata per aver intrecciato costantemente tre aspetti distinti, ognuno dei quali ha portato valore aggiunto all’altro. Il primo è stato il lavoro con i destinatari degli interventi per raggiungere obiettivi che li riguardavano direttamente, il secondo è stato il lavoro con professionisti che non solo erano chiamati in causa in prima persona ma che dovevano trasferire ad altri i nuovi apprendimenti e modalità acquisite. Fanno parte di queste due categorie persone collocate nei più differenti livelli e contesti organizzativi: componenti di consigli di amministrazione, dirigenti, responsabili del personale, di area o di settore, caposquadra, operatori; segreterie politiche, sindacalisti; gruppi di lavoro, staff, équipe; educatori, assistenti socio assistenziali, infermiere, docenti curriculari e di sostegno, assistenti ad personam; ma anche disoccupati, inoccupati, in cerca di prima occupazione, persone in cassa integrazione e in mobilità; volontari, familiari di persone in condizioni di disabilità. Infine, il terzo elemento che ha connotato la mia esperienza professionale è stato ed è l’amore per il mio lavoro, il piacere che provo nel realizzarlo. Queste dimensioni mi hanno portato a impegnarmi in una preziosa e costante attività di approfondimento, di sistematizzazione teorica, di ricerca e innovazione metodologica.

All’interno di questa esperienza a vasto spettro, riconosco che l’esigenza principale sottesa a tutte le richieste di intervento nelle organizzazioni è stata – con tutte le possibili sfaccettature e distinguo – il bisogno, talvolta il desiderio, di cambiare, di migliorare. Ed è stata questa domanda – cambiare – che ha indirizzato la mia ricerca.

Nel corso degli anni, incontrando centinaia di persone, individualmente o nei gruppi, mi sono resa conto che, il desiderio o la necessità di cambiare, anche se sentito come urgente o addirittura indispensabile, non era sufficiente affinché questo avvenisse. Anzi, l’aumento della consapevolezza che gli interventi portano con sé, può creare frustrazione se non innesta processi di trasformazione. L’elemento che fa davvero la differenza è che, alla volontà di cambiare deve aggiungersi, necessariamente, la costruzione delle condizioni, interne ed esterne all’individuo, per poterlo realizzare.

In questo modo il cambiamento passa da essere un’astrazione a “prendere corpo”, a radicarsi in una dimensione reale, personale e organizzativa.